Villino Galbiati

Villino Galbiati, 1900 circa.

“L’ultima costruzione eretta in quella località è il villino eseguito dall’architetto Enrico Zanoni per incarico del signor Guido Galbiati. Di questo villino, che ci pare un notevole saggio dell’indirizzo architettonico cui abbiamo ora accennato, diamo qui sopra le piante e nella tavola XIV la veduta prospettica. Il villino sorge quasi in testa alla via Donizzetti, in angolo fra questa e la via Pompeo Litta, ed è veramente a deplorarsi che la vicinanza immediata del quartiere popolare di Porta Vittoria faccia sentire più stonato il contrasto fra gli intendimenti artistici di quella nuova costruzione ed il carattere utilitario delle fabbriche vicine.

Il problema decorativo postosi dall’architetto Zanoni era, sotto un certo punto di vista assai difficile perchè -adottato il concetto di sviluppare la nuova costruzione con un carattere medioevale –  si correva, più che con altro stile, il pericolo di cadere, poco o tanto, nelle volgari e stentate composizioni di altri tempi. Ma l’indirizzo dei moderni studii architettonici, i quali, con una seria analisi degli elementi caratteristici dei varii stili tendono a riportare la riproduzione dell’antico su una via più giusta e più coscienziosa – indirizzo che noi a Milano per dire il vero abbiamo visto segnato più che dai professionisti militanti da alcuni signori appassionati cultori di belle arti – ha fatto sì che lo Zanoni, giovane allievo di una scuola che ha mostrato di saper seguire con profitto una così giusta evoluzione, riuscisse se non forse in tutto, per la massima parte almeno ad evitare il pericolo più sopra accennato”[1].

L’onore di un articolo su una rivista che sarebbe diventata poi prestigiosa costituisce una preziosa e precisa testimonianza di un periodo intermedio, di transizione, nel quale l’esaurimento degli stili eclettici tratti dalla storia non era del tutto compiuto e di là da venire il “nuovo stile” che, per poco tempo tutto sommato, ne avrebbe preso il posto. Lo stesso Enrico Zanoni, architetto, avrebbe poi dimostrato ampiamente il proprio talento in quella direzione; per il momento comunque lo vediamo cimentarsi in un’ambito storicistico con risultati interessanti.

Il sig. Guido Galbiati, industriale, titolare della ditta Galbiati Guido & C., fabbricante di veli e tulle, il 17 febbraio 1891 fece domanda per la costruzione di una villa tra via Enrico Dandolo e via Pompeo Litta[2]. Una villa imponente, con tanto di torre d’angolo: un castellino, massiccio nelle proporzioni e non ingentilito nelle proporzioni e nelle decorazioni tratte dal medioevo. Ritratta di qualche metro dal filo stradale, presenta una cancellata particolarmente elaborata. Così la descrive lo stesso Zanoni, presumibilmente, nella domanda al Comune:

“La villa sarà costrutta in arretramento al filo stradale come da pianta generale presentata e la proprietà sarà chiusa dalle vie con una cancellata di m. 3 dal piano stradale avente pilastri di m. 0,50 e zoccolo di m. 1,00. Avrà due porte d’accesso verso via Enrico Dandolo uno di m. 3,50 l’altro di m. 7,50 da chiudersi con una cancellata mobile. I materiali tanto per i portanti che per lo zoccolo  saranno pietra di Mappello pietra di Quinzano e mattone a vista. La villa sarà pure fatta di codesti materiali e il primo pianto sarà stabilito e dipinto ed avrà la gronda sporgente di m. 1,00 dal muro frontale in legno di larice. La copertura sarà in legno comune. Lo spazio non fabbricato dalla proprietà sarà tenuto a giardino”.

Stupisce che la descrizione proceda dalla cancellata verso la villa e non viceversa, ma tant’è. L’elaborata planimetria della villa, così come appare dai disegni allegati alla domanda, è piuttosto macchinosa, con molti accessi e scale, mentre i locali sono particolarmente alti, anche per gli standard dell’epoca, intorno ai 5 metri per piano. I prospetti sono indubbiamente la parte più bella, anche se l’impressione generale che permane è quella di un edificio apparentemente sovradimensionato per una piccola via di quartiere residenziale milanese; forse sarebbe stato più a proprio agio in qualche collina presso un lago. L’articolazione volumetrica è comunque gustosa al di là del carattere un poco greve dell’insieme.

Il 26 febbraio 1891 il progetto fu approvato dalla Commissione igienico-edilizia, anche se solo una paio di mesi dopo, il 29 aprile, ebbe luogo la consegna dei punti fissi. I lavori dovettero procedere con ritmo tranquillo se solamente il 14 settembre il capomastro Olindo Tognola[3] richiese la prima visita per i lavori al rustico; visita che fu eseguita dopo circa un mese ma che, purtroppo, non ebbe esito positivo a causa di un “locale di passaggio” nell’ammezzato con due locali con altezza non regolamentare. Al di là delle motivazioni che avevano fatalmente portato ad una configurazione contraria ai regolamenti del tempo, ciò che è interessante osservare è che quegli spazi, di altezza pari a 2,7 m – oggi assolutamente abitabili – erano necessari per l’attività lavorativa del Galbiati[4].

In ogni caso i lavori proseguirono: il 9 febbraio 1892 fu richiesta dal capomastro la Seconda visita al civile, che fu eseguita il 20 febbraio, mentre per l’abitabilità si dovette attendere a lungo, fino ai primi di novembre del 1892.

Villa Galbiati sopravvisse al secondo conflitto mondiale, ma la sua demolizione avvenne probabilmente nei primi anni Cinquanta.

(Villa Galbiati, via Pompeo Litta 1 – α 1891-92)




[1]G.M., “Il villino Galbiati” ne “L’Edilizia Moderna”, anno II, fascicolo II, marzo 1893.

[2]Prot. Gen. 9977, Rip. IX 624, del 17.02.1891.

[3]Nel volume “Guida commerciale ed industriale della Lombardia”, Milano, s.d. ma presumibilmente del 1906, figura un architetto a nome Olindo Tognola.

[4]A riguardo si legga la comunicazione inviata in data 14 ottobre 1891 come risposta al verbale della Prima visita. La questione fu risolta trasformando il locale in una loggia: “In merito al soppalco di cui all’annotazione nel rapporto di 1^ visita ed all’istanza N. 69010 si riferisce che il piccolo locale da esso tramezzato venne ridotto superiormente a loggia per collocamento modelli da pittore e la parte inferiore a passaggio”.

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2 pensieri su “Villino Galbiati

  1. Buongiorno! Il villino venne sostituito da un edificio ad appartamenti costruito dall’architetto Vito Latis, nel 1948 (purtroppo in questi giorni ho una connessione molto lenta e non posso fare verifiche più precise).

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