Cinema Franco Americano

Per una volta mi permetto una breve digressione personale: nella la mia infanzia, tra la fine degli anni Settanta ed i primi anni Ottanta, durante le quotidiane passeggiate con mia madre per le vie di Porta Romana – abitavamo in via Trebbia, al civico 27, al primo piano in un piccolo appartamento verso cortile – notai che evitavamo sempre di camminare nei pressi di un tratto di via Crema; per motivi a me sconosciuti, quel piccolo pezzo di marciapiede, per me identico a tutti gli altri, era tabù: attraversavamo la strada ed andavamo sull’altro marciapiede.

Più grandicello, con i miei amici e compagni di scuola riuscii a rompere il tabù ed a scoprire il motivo: il basso edificio d’angolo con viale Sabotino, a me tanto familiare ma solamente “da lontano”,  ospitava un cinema “a luci rosse”: le locandine ed i titoli espliciti erano tali da farmi arrossire al primo sguardo. 

A quel tempo il cinema si chiamava “Minerva”; Per le notizie intorno al cinema ed alla sua storia rimando al consueto e noto sito di Giuseppe Rausa. Qualche anno prima del nostro trasloco, intorno al 1986, il fabbricato sarebbe stato demolito ed al suo posto avrebbero costruito un enorme palazzone: mio malgrado – come per tutte le cose che riguardano l’infanzia – ne fui dispiaciuto.

* * * 

Nell’agosto del 1927 la signora Elisa Del Sole in Del Grosso fece domanda di Nulla Osta per il “riordino di fabbricato ad uso Cinematografo – Varietà” tra viale Sabotino e via Crema; infatti esisteva già da qualche lustro un cinematografo – per le cui vicende rinvio al noto sito di Giuseppe Rausa.

La Commissione igienico-edilizia, atteso il nulla osta della Commissione dei Teatri, esaminò i disegni dell’ing. Giuseppe Banfi il 9 settembre 1927 ed il suo giudizio fu netto: “si approva la planimetria. La facciata dovrà essere radicalmente ristudiata”. Il disegno in realtà non mi pare così tremendo – forse un po’ chiassoso, secondo una consuetudine del tempo – anzi gli ingressi vetrati e le decorazioni sono squisiti – tant’è.

Il fascicolo edilizio conservato presso l’Archivio Ornato Fabbriche di Milano non copre purtroppo l’inizio del cinema ai suoi esordi, intorno al 1913, ma solamente i lavori relativi al suo rifacimento nel 1927-28 – anche se, come vedremo, qualche traccia del salone esistente sarà ancora visibile.

Il risultato, il 28 settembre seguente, fu, per fortuna loro, migliore, ma non so quanto l’arte ci abbia guadagnato: la facciata del cinematografo è dignitosa ma modesta oltre ogni misura, anche se, a onor del vero, risulta migliore in fotografia che nei disegni. Mi riferisco in particolare alla fotografia FM B 265 del Civico Archivio Fotografico di Milano: si riconosce, a sinistra, una porzione del Cinema Franco Americano a lato del corteo funebre piuttosto importante.

Un disegno del fascicolo conserva tuttavia un certo interesse, perché rappresenta accanto al nuovo prospetto anche quello vecchio, originario degli anni Dieci: ne più né meno che un capannone con una modesta tettoia, ma fa impressione immaginare quante pellicole – oggi perdute per sempre – sono state proiettate in quell’ambiente così privo di attrattive. La planimetria tradisce il carattere “improvvisato” della sala per gli spettacoli, che evidentemente in origine era stata convertito da qualche altra destinazione: il corpo di ingresso verso via Crema era infatti quasi una porzione autonoma del complesso, con il cinema vero e proprio verso l’interno del lotto del tutto disorganico. 

Il Nulla Osta per opere edilizie fu rilasciato il 6 ottobre 1927.

(Cinema Franco Americano, Via Crema 2 – 𝛂 1927 / ✝︎ 1986 circa)


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