Villa Comola

Una cartolina Bromofoto dei primi anni Cinquanta raffigura il lato orientale di piazza Napoli e l’imbocco di via Giorgio Washington: un confronto con la configurazione attuale fa immediatamente emergere la scomparsa di un paio di piccoli villini, situati proprio al centro, tra le case più alte ed uno stabilimento anch’esso non più esistente: la più graziosa di essere era proprio villa Comola.

Il 27 agosto 1925 fu avanzata da Severino Comola, che già aveva uno stabilimento per la lavorazione dei legnami in piazza Napoli 15, domanda di nulla osta relativa alla costruzione di una casa – in realtà una villa vera e propria – nel lotto di piazza Napoli 13; il progettista sarebbe stato il geom. Giuseppe Moja e l’esecutore dei lavori l’ing. Angelo Denti: non è del tutto chiaro se si trattasse meramente di uno scambio fatto per errore o per altro motivo. In ogni caso, la risposta del Comune alla domanda di prima visita al rustico fu chiaramente negativa: nonostante l’approvazione del progetto da parte della Commissiione igienico-edilizia, avvenuta il 7 ottobre 1925, la domanda fu respinta a casa dell’impossibilità, da parte del geom. Moja, di firmare il progetto. La querelle intorno al genere di costruzioni ammissibili da parte di tecnici non laureati è, come ben noto, annosa e di complessa risoluzione: rimane il fatto che, semplicemente, provvedette poi alle firme formali l’ing. Denti, del resto già presente nella domanda iniziale.

Alla luce di questo problema formale la richiesta di prima visita al rustico delle opere, avanzata il 7 novembre 1925, fu conseguentemente forse eseguita il successivo 24 novembre – ma nel fascicolo non c’è traccia del verbale – ma in ogni caso con la notazione dell’irregolarità. Le tavole di progetto sono tuttavia a firma anche dell’ing. Angelo Denti, oltre che dell’impresa, e rappresentano un villino dal sapore curiosamente liberty: un “ritardo” linguistico che potrebbe dipendere da un ruolo preponderante da parte dell’impresa esecutrice dei lavori rispetto al professionista progettista. Ma si tratta solamente di una congettura, naturalmente. 

I disegni mostrano un villino con ingresso dal giardino interno, due piani fuori terra ed uno interrato, con una articolazione volumetrica limitata ed una distribuzione dei locali piuttosto semplice e tradizionale. L’insieme è tuttavia gradevole, l’apparato decorativo sembra forse un poco eccessivo sulla carta, ma alcune fotografie e cartoline testimoniano un effetto piuttosto piacevole. 

La questione della firma del capomastro fu risolta con la Seconda visita, al civile, richiesta il 26 aprile 1926, semplicemente a firma dell’ing. Angelo Denti, che del resto figurava, come detto, anche nelle tavole di progetto. Pertanto l’iter burocratico non avrebbe avuto pù particolari problemi fino alla fine: il 20 ottobre 1926 fu richiesta di terza visita per abitabilità – ma grazie alle note inserite sappiamo che i locali risultavano abitati già a partire dal precedente 24 giugno. L’occupazione dei locali fu ufficiale fu comunque concessa solamente a partire dall’8 febbraio 1927.

La villa, al civico 13 di piazza Napoli, fece bella mostra di sè per un periodo di tempo relativamente breve, probabilmente demolita verso la fine degli anni Cinquanta.

(Villa Comola, piazza Napoli 13 𝛂 1925-27 / ✝︎ 1960 circa)


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