Il crollo in viale dei Mille civico 5

Da “Il Mattino Illustrato”

“Il disastro è accaduto precisamente alle 17.45, in viale dei Mille, 5, dove per conto della Cooperativa edilizia “Casa Mia” che ha sede in via Fratelli Bronzetti 5, sorgono due caseggiati gemelli, di quattro piani, in mezzo ai quali si apre una breve strada ancora senza nome, che mette in via Giulio Uberti. I due caseggiati presentano, nell’angolo in cui si fronteggiano verso viale dei Mille, una torretta: uno di essi è già ultimato e in parte abitato, benché ancora vi lavorino operai specializzati nell’interno; dell’altro, sempre circondato da uno steccato, aderge soltanto finora lo scheletro delle armature in cemento armato e da poco vi era stata computa la copertura del tetto”1.

Chi sa se qualche residente nell’elegante casa, ben tenuta e dal rassicurante sapore borghese, conosce la preistoria del luogo in cui vive. L’esatta descrizione ancora oggi si confà alla configurazione dei due fabbricati d’angolo, civici 5 e 7, che simmetricamente immettono come propilei nella breve via del Ruzzante – anche se i piani sono cinque e a prima vista non si direbbero realizzati in calcestruzzo armato: tant’è. Il civico 7 doveva pertanto essere quello parzialmente abitato, mentre nel civico 5, a sinistra dal viale guardando nella “breve via senza nome” accadde la disgrazia. La ricostruzione dei fatti condussero invero ad una spiegazione semplice: poco prima di chiudere il cantiere, alle 18 del 2 ottobre 1924, un gruppo di operai terminava l’operazione di disarmo di una soletta nella torretta d’angolo in costruzione; il duplice boato che ne seguì lasciò alla vista ciò che rimaneva della torretta, giacché gran parte era crollata. L’innaturale silenzio che ne seguì lasciò la speranza che non vi fossero caduti. Ma ben presto si udirono i primi lamenti e rapida fu l’azione di soccorso, che purtroppo enumerò dodici feriti, qualcuno non molto grave, ed un moribondo, l’operaio Cesare Bonfiglio fu Antonio, di anni 37, di Niguarda, ammogliato e con una bambina. L’approssimarsi del termine della giornata lavorativa, con alcuni lavoranti che presumibilmente erano andati a casa prima o scappati a seguito della disgrazia, impediva di verificare esattamente che nessun altro fosse ancora ferito o caduto sotto le macerie, anche se la sensazione era piuttosto negativa a riguardo. Tre muratori ed un garzone infatti non rincasarono durante la notte, alimentando così timori e paure. Il rimpallo di responsabilità tra le autorità comunali e quelle giudiziarie ritardarono la ripresa dei lavori di soccorso con conseguente sgombero delle macerie, giacché da un lato si considerava importante indagare con attenzione le ragioni del crollo, dall’altro evitare che anche il resto della struttura collassasse a seguito dei danneggiamenti riportati.

Il giorno 4 ottobre fu ritrovato il corpo di uno dei tre muratori, Pietro Malguzzi, trentuno anni, di Dresano (Melegnano), sposato da poco e con un bimbo di pochi mesi che non avrebbe mai conosciuto il padre. Il giorno seguente fu ritrovato il corpo di Dante Saletti, ventotto anni, di Pieve San Giacomo (Cremona), ma residente a Milano, sposato e con due figli, portando così a tre il numero delle vittime. Il terzo muratore scomparso, Giuseppe Antoniuzzi, di diciassette anni, abitante a Paullo, fu più fortunato e si fece inaspettatamente vivo per riscotere il “quindicinale”, quando ormai tutti lo ritenevano sotto le macerie da giorni: sfuggito per miracolo alla morte, semplicemente si era recato a casa ed era ritornato a Milano il giorno successivo la disgrazia, ma gli fu impedito l’accesso al cantiere dalla vigilanza. Non sospettando di essere nel novero delle possibili vittime era tornato a casa sua. Non fu così fortunato il giovane garzone Giovanni Beccarini, quindicenne di Cerro al Lambro, ritrovato nella notte del 5 ottobre. La lista dei caduti si allungò ulteriormente con la morte di uno dei feriti in condizioni disperate, Vittorio Orlando.

Nel mentre i due periti incaricati, ing, Mazzocchi e ing. Danusso, pur senza ufficialmente pronunciarsi, sembravano propensi a ritenere che le motivazioni del crollo fossero da ricercare nel prematuro disarmo della soletta della torretta.

1 “Un crollo edilizio in viale dei Mille. Un operaio morto e undici feriti” nel “Corriere della Sera” del 3 ottobre 1924. Nei giorni successivi furono pubblicati articoli che aggiornavano lo stato delle ricerche, fino ai funerali del 7 ottobre.



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